La storia
La casa dei Tre Oci progettata dal pittore Mario de Maria come spazio per la propria abitazione e sede per il proprio studio, fu costruita nel 1913 in un momento storico in cui la Giudecca era luogo privilegiato di importanti cambiamenti architettonici e urbanistici, come l’edificazione dei nuovi apparati industriali dei complessi Junghans e i mulini Stucky, o la realizzazione di vasti complessi residenziali popolari e borghesi.
I riferimenti neogotici rappresentano solo un punto di partenza che viene poi rielaborato secondo curiose combinazioni. E’ il caso per esempio dei tre grandi “occhi”, i finestroni archi-acuti del piano nobile che davano luce all’atelier e da cui la palazzina trae sia il nome corrente che le caratteristica fisionomia, dotati ciascuno del suo balconcino di pietra con balaustra in ferro battuto.
I de Maria ne fecero un luogo di brevi e frequenti soggiorni veneziani ed è proprio qui che scelsero di raccogliere tutto il patrimonio artistico familiare, dalle terre-cotte fino ai dipinti di Mario e di Astolfo de Maria, alle opere degli amici che in quegli anni frequentavano la casa, come il pittore Vittore Grubicy, la figlia di Peggy Guggenheim, facendola diventare una singolare casa d’artista, luogo di lavoro, ma soprattutto di incontri e di dibattiti culturali, quali seppur ad intermittenza, definiti in seguito da D'Annunzio specchio di un’attitudine malinconica, saturniana.
Tra gli anni ’60 e gli anni ’80 gli eredi ne hanno perpetuato la tradizione, facendone un luogo di incontri tra architetti e personalità del mondo dell’arte dove le stanze della palazzina, in cui sono stati a lungo conservati i materiali documentati e fotografici conservano tutt’ora la testimonianza della cultura artistica cittadina del XX secolo.



